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Alle trattative seguono il controllo degli animali da parte di veterinari statali nel recinto cosiddetto della "quarantena", dove gli animali sani vengono marcati sulla coscia destra per poi proseguire verso la loro destinazione finale (villaggi dell'interno o addirittura il mercato del Cairo), mentre quelli malati vengono curati e rimangono lì fino alla guarigione, per evitare il contagio in tutto il paese.
Nel complesso gli animali vengono trattati in modo piuttosto rude, ai nostri occhi di occidentali: pensate che hanno una zampa anteriore legata per non scappare, ma anche così i più intraprendenti riescono a fare delle belle "sgambate" prima di venire riacciuffati.La mattinata prosegue con un giro del mercato dove si vende un po' di tutto (frutta, verdura, carne, stoffe, spezie, souvenir, scarpe, vestiti) e termina con il pranzo servito nell'unico ristorante, piuttosto spartano, di Shalateen, in cui si può mangiare pollo o cammello.
Per darvi l'idea del costo della vita, vi posso dire che l'autista ha pagato il pasto del ristorante 10 lire egiziane (corrispondenti a circa 1,5 euro); la gita ci era costata 65 euro a testa, quindi la gran parte degli introiti veicolati dai turisti rimane nella mani dei grandi gruppi europei e ben poco arriva agli operatori locali.
L'impatto del mercato dei cammelli è stato un po' forte, sembrava di aver preso la macchina del tempo ed essere finiti in un'altra epoca: certo si vedono i segni della modernità, non sempre positivi, infatti i cammelli non attraversano il deserto come una volta, non sulle loro gambe almeno, e sono invece stipati sui camion sia all'arrivo che in partenza.
Almeno sono riuscita a vedere un pezzetto di Africa vera e sono ritornata nel 3° millennio entusiasta.
Al ritorno abbiamo fatto una sosta di un'oretta nell'area protetta delle mangrovie, che sono le uniche piante che riescono a vivere nell'acqua di mare: qualche momento di relax passato in una laguna interna di acqua bassa, a cercare le conchiglie sulla battigia (comunque non si possono portare fuori dall'Egitto, e ci sono multe salatissime per i contravventori).Non abbiamo fatto altre escursioni, perché si stava bene nella nostra spiaggia e in quella vicina di Abu Dabab, e perché non ci interessava provare la "motorata" nel deserto o altre gite molto turistiche.Nostra figlia Lisa, quindicenne, dopo un paio di giorni di circospezione si è aggregata ad altri ragazzi e ragazze nelle attività dell'animazione, e non l'abbiamo vista più di tanto.
Io e Maurizio invece siamo rimasti un po' defilati rispetto alle varie attività proposte, preferendo dedicarci al mare e al relax, lontano dagli animatori del villaggio.
Ricordo con nostalgia le nostre passeggiate pomeridiane nelle varie calette del Kahramana, per poi ritornare verso il nostro hotel al calar del sole, mentre le colline in lontananza mutavano colore col progredire del tramonto; e anche le passeggiate serali, ad ascoltare il mare e contemplare il cielo stellato dal gazebo vicino al pontile.Nel complesso ognuno di noi tre ha trovato quello che cercava in questa vacanza.
Soprattutto mia figlia, ripensando ai giorni passati a Marsa Alam, si sente come la signora della pubblicità delle crociere Costa, che nella vasca da bagno sussurra: "l'acqua è fredda .... non riesco ad abituarmi alla vita di sempre."
Sapremo trovare presto nuove avventure. Saluti a tutti.
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