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Pagina 1 di 16 Dovevamo essere più partecipanti, ma alla fine restammo in quattro (donne), decise, fino all’ultimo: da due mesi prima, incrocio di telefonate in Libia e a Roma, insistenze per ottenere il visto e il timbro in arabo sui passaporti, arrivati a soli 3 o 4 giorni dalla data fissata, Pasqua! Ecco il gran giorno, dopo gli ultimi preparativi, ormai non si può tornare indietro, dico alla parte di me che vorrebbe - ad ogni viaggio - farmi rinunciare: per fortuna prevale poi la scelta giusta.  Arrivo con molto anticipo alla stazione centrale, mi siedo ad aspettare sulla fredda panchina di marmo accanto al mio bagaglio, poi arrivano le mie compagne di viaggio: due napoletane, (di cui una conosciuta addirittura dall’infanzia, più volte perduta di vista e poi ritrovata-sarebbe stato meglio il contrario!) e una inglese. In treno fino a Roma, proseguiamo per Fiumicino, da dove sono partita tante altre volte, negli anni passati. Al banco della Tunis Air, dove sono i nostri biglietti, fatti dall’agenzìa, arriva l’impiegato: con ritardo: check-in, liberazione temporanea del bagaglio, facciamo un salto al duty-free per le sigarette, poi ci avviamo al nostro”gate”.Telefono a mia figlia, in sottofondo il sibilo degli aerei in partenza e le voci della solita folla multietnica. Sono le 12, si parte, ci sono turbolenze: dopo un’ora e un quarto atterriamo a Tunisi (vi mancavo dal ’92).
Senza uscire dall’aeroporto aspettiamo, chiacchierando, il 2° aereo. Il”domestic flight” della Tuninter decolla alle 15, piccolo e rumoroso, in volo - alle 16 (ora locale) si abbassa sull’aeroporto di Djerba. E’ qui l’appuntamento con il mio lontano parente Hamadi, ci conosciamo solo in foto, ma - come d’accordo - lui ha (con molta diligenza) preparato un bel cartello col mio nome, ci troviamo subito! Salutiamo calorosamente colui che ci accompagnerà per tutto questo sospiratissimo giro della Libia: fuori ,al sole, l’amata, calda aria dell’Africa.! Ci guida alla sua berlina blu, sistema i bagagli e partiamo - tutti euforici - “capo su Tripoli”, attraverso la frontiera tunisina di Ras Jedir.Lui - giovane e allegro- ed io abbiamo mille cose da dirci, parliamo in francese (è così nel sud libico, per l’influenza della vicina Algeria): chiedo notizie degli altri familiari, in particolare di Yahya, il fratello del compianto compagno della mia vita. L’auto corre verso Ben Gardane, dove, in fila sul bordo della strada, ci sono gli sventolatori di banconote libiche, per proporti il cambio dei dollari al nero. Un the agli ultimi raggi del sole, in un caffè all’aperto, poi via verso la dogana, dove perdiamo meno tempo del previsto, malgrado la scrupolosa annotazione della matricola di ogni apparecchio foto e video.
Una volta passati in Libia, i controlli lungo la strada saranno sempre frequenti, per tutto il viaggio: Hamadi si è fatto un’abbondante scorta di fotocopie del suo permesso per accompagnarci in giro: ha un’agenzia di viaggio tutta sua, perciò è anche conosciuto molti dei poliziotti di guardia non gli chiedono neanche di mostrare il documento, limitandosi a scambiare con lui i pacifici convenevoli d’uso, le benedizioni di Allah che si alternano in sequenza veloce, sempre uguale. E’ la fratellanza insita nell’Islam, l’informalità, l’immediato familiarizzare nei rapporti interpersonali senza le sovrastrutture del “diaframma” che separa le classi sociali, distanzia fra loro quelli che si sono
appena conosciuti (“ognuno al suo posto”) , se non nascono, col tempo, amicizia e/o confidenza.
E’ ormai sera - siamo in Libia! Per me è un’emozione speciale, arriviamo a Sabratha, ci fermiamo per mangiare un bel cuscus in un ristorante molto illuminato e rumoroso: riprendiamo la strada, sempre chiacchierando animatamente tutti e cinque - infine, eccoci a Tripoli (dov’ero già stata due volte, molti anni fa). Il nostro hotel è “El Waha” (l’oasi), in centro una bella hall, buoni quadri che vado a guardare, per deformazione professionale. Ci danno le camere, io riesco ad abbinarmi con la ragazza inglese, tipo tranquillo, parla poco, le altre due si troveranno meglio, fra loro. Rovesciamento di borse per raccapezzarsi sul contenuto e riordinarlo, uno sguardo; dall’alto balcone, su Tripoli di notte tutta illuminata: si vedono le cinque torri moderne, il mare. Stanche, presto a letto.
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