Alaska, l'ultima frontiera
Il primo, indimenticabile, approccio all’Alaska mi travolge quando ancora il Boeing 757 proveniente da Seattle non ha toccato terra. Il finestrino dell’ultima fila, all’improvviso, è trafitto dal sole che brilla riflesso sulle acque del Cook Inlet. Mi appaiono gigantesche montagne, incappucciate di neve, mentre sospingono la città incontro all’oceano che sembra aprire le sue braccia - due rami turchesi chiamati Knik Arm e Turnagain Arm.
Poi appare il nastro grigio della pista che ci viene incontro, dissimulando una velocità relativa assai superiore a quella che sembrava dal cielo.
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