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Scritto da Saverio
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sabato 30 giugno 2007 |
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Pagina 1 di 2 L'AVANA E'...
Il caldo strano che ti taglia le gambe appena esci dall’aeroporto.
Le piante grasse che non hai mai visto da nessun’altra parte.
Il tassista che corre a 200 all’ora e i passanti che schizzano via come birilli.
I cubani a frotte in attesa infinita di un autobus che non passa mai.
L’ambos Mundos che ti accoglie al suono di un pianoforte e di un violino.
Le cubane sedute sugli sgabelli dei bar in attesa di un occidentale da portar via.
Gli occhi dolcissimi dei bambini.
La ragazza del cocotaxi che ti saluta quando ti incontra a passeggio sul Malecon.
Il Malecon indorato al tramonto.
L’odore penetrante e incancellabile della benzina.
I poliziotti all’angolo.
Le mulatte a passeggio, col sorriso sulle labbra mentre tutti le guardiamo ammirati.
I ragazzi cubani a torso nudo.
Le mosche di calle Obispo.
Le commedie di Eduardo che riaffiorano in mente mentre ti aggiri per i vicoli de La Havana Vieja.
I Los mambises, vecchietti di 70 anni che suonano la salsa nella piazza della cattedrale.
Un ragazzo che trascina una carriola piena di ferrivecchi.
Un camion pieno di banane verdi.
La gente semplice e candida che ti ricorda gli amici di papà in Molise.
L’ossessivo ripeterti: “Taxi? Restaurant? Italiano? Espanol? Un buen albergo? Sigari? Puros?”.
Il sorriso dolce dei proprietari della Panaderia San Jose.
Il sole scintillante sulla piazza S. Francesco d’Assisi.
El buzon, la cassetta in cui infilare lettere e cartoline.
La passeggiata del Malecon, il cui ricordo mi accompagnerà per tutta la vita.
I cubani che bevono rum mentre guardano il mare.
I manifesti del Che, le frasi del Che, i libri del Che.
I manifesti di Fidel, le frasi di Fidel, i libri di Fidel.
La vecchietta che ti chiede una saponetta.
La gonna che svolazza orgogliosa, mossa dalle gambe splendide di una ragazza cubana.
Le famiglie cubane distese sul parapetto del malecon mentre ridono e godono delle pochissime cose che hanno.
I palazzi fatiscenti dall’architettura meravigliosa.
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