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Messico, terra di emozioni e colori |
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mercoledì 21 marzo 2007 |
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Pagina 1 di 4 Bienvenidos a Mexico amigos italianos......
Vorrei provare, tramite questo mio itinerario, a farvi immaginare le emozioni da noi provate durante tutto il nostro viaggio in Messico, cercando sempre di essere abbastanza stringato, in fondo, correrei seriamente il rischio di annoiarvi raccontandovi per fila e per segno ciò che abbiamo fatto, ciò che abbiamo visto, quello che abbiamo speso e mangiato ecc. ecc.
Ed eccomi qui a raccontarvi delle nostre 3 settimane nel centro-sud est del Messico appena 9 giorni dopo il nostro rientro a Genova. Vorrei provare a riassumere un po' per non rendere l'itinerario noioso, anche a scapito di omettere qualche informazione o dettaglio utile che tanto troverete sicuramente, se interessati, nella mitica quanto famosa Lonely Planet (fra l'altro credo sia disponibile l'ultima edizione 2007). Il nostro arrivo a Città del Messico nei dintorni di mezzanotte di un venerdì sera, è stato senza dubbio un ottimo inizio per una vacanza che in fase di progettazione, ci ispirava già un gran senso di "avventura fai da te moderna".
Siamo in un aeroporto enorme in pieno fermento come un centro cittadino nell'ora di punta, una telefonata maledettamente importante da fare per forza di cose in spagnolo da uno dei mille telefoni pubblici presenti all'ostello prenotato on-line in Italia, nel mio spagnolo così tanto scolastico, anzi autodidatta nonché solamente pochissime altre volte sperimentato in viaggi precedenti e in occasioni piuttosto banali del tipo: "Hugo de naranja porfavor...hola!...gracias..." o poco più.
Ecco, Ariel l’autista dell’ostello è arrivato, menomale, carica noi ed i nostri pesanti zaini e si parte.
Al primo semaforo rosso lungo le trafficatissime vie cittadine di Città del Messico ecco le prime emozioni che il Messico decide di regalarci. Due ragazzini con non più di 13 o 14 anni di età, stanno mettendo in scena uno spettacolino mai visto prima in occasioni del genere. Invece dei soliti lava vetri o venditori di accendini e fazzoletti ai quali siamo abituati in Italia, per racimolare pochi pesos, la dignità umana unita alla nobiltà dell'arte hanno suggerito ad uno di essi d'improvvisarsi fachiro in mezzo alla strada nel breve tempo di un semaforo rosso e sta dunque sdraiandosi di petto su di un fazzoletto fino a quel momento tenuto chiuso a fagotto, che sembra essere carico di vetri aguzzi, mentre l'altra, una ragazzina coetanea, gli sale sopra la schiena per aumentarne il "dolore".
Tempo zero e voilà, scioccati. Bienvenidos a Mexico amigos italianos.
Eccoci già all'ostello, considerata la guida rapida e scellerata di Ariel. Durante il viaggio i commenti si sprecavano insieme alle due ragazze norvegesi, clienti anche loro dell’Hostel Moneda come noi, riguardo la scenetta a cui avevamo pocanzi assistito. Un po’ divertiti, leggermente increduli e un po' rattristati (per l'età degli artisti sicuramente più consona ad altro tipo di attività).
Ed ecco quindi che il Messico appariva già emozionante nell'immediato e per mezzo della sua enorme capitale, che ci sarebbe apparsa in seguito così tanto moderna e tradizionalista, così americana ma anche così tanto e forse ancor di più, europea.
Vorrei provare, tramite questo mio itinerario, a farvi immaginare le emozioni da noi provate durante tutto il nostro viaggio in Messico, cercando sempre di essere abbastanza stringato, in fondo, correrei seriamente il rischio di annoiarvi raccontandovi per fila e per segno ciò che abbiamo fatto, ciò che abbiamo visto, quello che abbiamo speso e mangiato ecc. ecc.
Inoltre, credo sia la maniera giusta per invogliarvi, se non lo avete ancora fatto, ad andare li per provarle di persona con le ovvie e diverse sfumature che ognuno di noi attribuisce agli incontri con le persone e alla vista della geografia locale, a mio giudizio i due ingredienti principali di un viaggio in terra straniera.
Che dire, i giorni cominciano a trascorrere con noi sempre più immersi nella vita locale con indosso gli abiti del turista, passeggiate per le vie del centro della capitale fra metrò, mercati e mercatini carichi di colore (penso che non ne mancasse neppure uno, davvero), venditori di qualunque cosa, lucida scarpe, succo d'arancia e frutta pronti da degustare praticamente in ogni dove e comedores al vostro servizio pronti a cucinarvi in diretta di fronte ai vostri occhi qualunque cosa, quasi sempre però, nel più grande rispetto della tradizionale cucina messicana.
Tutto questo e moltissimo altro è Città del Messico, la qual capitale ci ha riservato anche il nostro primo incontro con i Maya, presso le vecchie rovine di Teohtiuacan a 50km circa da essa, raggiunte con il nostro primo spostamento con i bus di linea locali, attraverso l'incredibile e smisurata periferia della città, ovvero una miriade di casette incollate l'una all'altra costruite sui fianchi delle colline fra cui, nell'unico grigiore messicano a cui danno corpo, qualche casetta è colorata, con le più svariate tinte accese e pastello, per ricordarci che anche li il colore del Messico c'è, che sta arrivando, piano piano, ma sta arrivando anche nelle più proletarie periferie in via di sviluppo della città più grande del mondo.
E quando lasci questa città, pronto per il primo vero e proprio spostamento verso sud, alle volte della coloniale Puebla, dopo una serata fra Mariachi e Tequila in compagnia della cara Liliana, amica e socia di hospitalityclub.org, hai finalmente e stranamente la sensazione di cominciare la vera vacanza mentre ancor più stranamente, provi anche quella più angosciante di averla finita.
Non chiedetemi perché.
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