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PARTENZA il 10 Marzo da Bologna prendiamo il volo per Amsterdam, dove siamo “costretti” a fermarci una notte causa limitata disponibilità…per nulla dispiaciuti decidiamo di prendere un alberghetto in centro per poterci godere la città, mai visitata da nessuno dei 2. Bellissimi i musei, a partire dal Van Gogh, proprio di fronte al ns albergo.
Il giorno dopo ci imbarchiamo sul volo per Miami, dove abbiamo la coincidenza…dopo le solite 2 ore di dogana riusciamo per un pelo a prendere il ns volo.
Arriviamo a San Josè che è già mezzanotte, fortunatamente ostello e transfer in taxi già prenotati.
L’ostello è perfetto: in pieno centro (di fronte al tribunale), internet e caffè gratis, telefonate internazionali a prezzi modici, uso cucina, pulito ma soprattutto una buena onda e sicurezza (Backpackers Hostel, http://www.costaricabackpackers.com).
Proprio lì vicino c’è un bel ristorantino di cucina tipica, prezzi buoni e cucina ottima! Alcune pietanze vengono addirittura servite su taglieri di legno ricoperti da foglie di banano. La mattina dopo ce ne andiamo un po’ a zonzo per la città, a cercare un posada per la colazione, poi, finalmente con lo zaino in spalla, andiamo al Terminal Caribe per prendere il bus per Puerto Viejo.
Proprio sul bus incontriamo una coppia di italiani che ci parla di Playa Cahuita, così decidiamo di fermarci anche noi lì, per poi proseguire, dopo qualche giorno, per Puerto Viejo.
Arriviamo tardissimo a Cahuita, causa strade messe male, e ci fermiamo nel primo alberghetto che troviamo, stanchi morti ma “felici” di essere finalmente nel bel mezzo delle giungla caraibica. Il giorno dopo lo spettacolo è mozzafiato: a sinistra del paese c’è il parco nazionale: un promontorio dalle rive di sabbia bianchissima e dalla folta vegetazione, habitat di una miriade di animali, dai granchi azzurri ai bradipi.
A destra c’è Playa Negra, una spiaggia infinita e semideserta dalla nera sabbia vulcanica. Intanto troviamo un piccolo ostello, un po’ fatiscente, ma molto caratteristico, tranquillo e a buon prezzo.
Rimaniamo lì per 4 giorni, abbagliati dalle bellezze del luogo, abbandoniamo definitivamente anche l’uso delle infradito, e ci mettiamo a camminare scalzi come i locali, che sembrano subito apprezzare la cosa.
Ormai è giunto il momento di “abbandonare” i nostri nuovi amici, di buona mattina prendiamo il bus per Puerto Viejo, dove alloggiamo in un eco-camping ancora più spartano dell’ostello, ma ricco di viaggiatori con storie interessanti da raccontare, primi di tutti i proprietari, alcuni ragazzi argentini che da giramondo si sono trasformati in “albergatori”.
Anche questa cittadina è molto bella, ma già più sviluppata di Cahuita. I locali si dimostrano abbastanza cordiali, una volta capito che non siamo “gringos” dal portafogli rigonfio.
Ne incontriamo parecchi e con tutti scambiamo qualche parola di fronte al tramonto e qualche birra. Dopo due notti passate attorno al fuoco, a nostro malgrado siamo “costretti” (dalla tabella di marcia) a ripartire, così saliamo sul minibus per la frontiera di Guabito-Changuinola. Inutile sottolineare che il viaggio in bus è stato stupendo, quasi un tour nei piccoli paesini sorti ai margini delle piantagioni di banane, anche se, ovviamente, pigiati tra persone e scatole piene di polli e pulcini pigolanti.
Arrivati a Guabito, sotto una pioggia scrosciante, arrivamo, praticamente sguazzando nel fango, alla frontiera, che altro non è che un vecchio ponte ferroviario in disuso che unisce le 2 nazioni: ad un lato si è in Costa Rica, all’altro si è già a Panama.
La frontiera più bella della mia vita!
Arrivati a Changuinola, prendiamo il taxi che ci porta al porto, dove raggiungiamo Isla Colon, nell’arcipelago di Bocas del Toro, in acqua-taxi.
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