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Scritto da Bruno Visca   
martedė 06 marzo 2007

Lunedì, 7 Febbraio 2000
Giornata dedicata alla visita del ghiacciaio Upsala. Partenza alle 7.30 in autobus per Punta Banderas, situata sulle rive del lago Argentino, ad ovest di El Calafate; da qui, alle 9, con un battello, risaliamo il ramo nord del lago sino a raggiungere, dopo 2.5 ore, Baia Cristina. La giornata, contrariamente ai giorni passati, è molto bella; la traversata, effettuata tra iceberg galleggianti, ci regala una magnifica visuale sulle montagne ed i ghiacciai che circondano il lago. Alle 11.45 si parte a piedi per un trekking di circa 2.5 ore che ci conduce al ghiacciaio Upsala. Durante la camminata si può ammirare, sulla nostra destra, il Cerro Norte (circa 2700 metri) che, con la complicità di un cielo limpido e senza nubi, mostra in tutto il suo splendore il ghiacciaio terminale. Improvvisamente ci appare, in una visione mozzafiato, il ghiacciaio, forse il maggiore di tutta la cordigliera australe; ha una superficie di 595 Km² e si estende per circa 60 Km, dal Cerro Don Bosco al braccio Upsala del lago Argentino, sul quale presenta il suo fronte lungo 6 Km e di altezza variabile dai 60 agli 80 metri. È alimentato da diversi ghiacciai laterali minori formando, in totale, un bacino di circa 1000 Km². Deve il suo nome alla omonima città svedese, la cui università sponsorizzò, all’inizio del 1900, i primi studi glaciologici nella regione. Nel 1952 è stato attraversato per la prima volta da una spedizione guidata dal colonnello Emiliano Huerta e dall’ingegnere Mario Bertone. Lo sguardo spazia sulle catene di montagne innevate che lo circondano e, col pensiero, si vorrebbe fermare il tempo per poter godere all’infinito di tanta bellezza; purtroppo il battello ci attende per le 17 alla Baia Cristina per il ritorno.

Martedì, 8 Febbraio 2000
Oggi abbandoniamo l’Argentina per trasferirci nella parte cilena della Patagonia. Partenza in autobus alle 7.30 con destinazione Puerto Natales dove giungiamo alle 13.30. Puerto Natales, 16000 abitanti, capitale della provincia cilena di Ultima Esperanza, si trova sulle rive del Seno Ultima Esperanza comunicante con l’Oceano Pacifico. Nel pomeriggio shopping con visita al paese che risulta essere molto grazioso, ma con un’urbanistica priva di fantasia, come del resto la maggioranza dei centri abitati della Patagonia, con il tipico impianto urbanistico di tradizione spagnola a “cuadra”, dove tutte le strade si intersecano a 90°. Il tempo è nuvoloso ma non freddo; pensando ai 6 giorni di trekking che ci attendono da domani, concludiamo la giornata con un’ottima cena a base di pesce al ristorante Los Pioneros con vista sul mare.

Mercoledì, 9 Febbraio 2000
Partenza alle 7.30 in autobus per la laguna Amarga, luogo di ingresso per il Parco Torri del Paine (Paine, nell’antico idioma Tehuelche, significa azzurro, forse riferito all’abbondanza di specchi d’acqua). Il tempo è buono ed il cielo privo di nubi; già nel tragitto percorso in autobus, costeggiando un laghetto con le rive gremite di fenicotteri rosa, si può ammirare in lontananza la sagoma slanciata delle torri. Dalla laguna Amarga si prosegue, sempre in autobus, nell’interno del parco, sino al rifugio Pudeto, sulle rive del lago Pehoe, dove giungiamo alle 10.30. Dobbiamo attendere le 12 per la partenza del battello che, in ½ ora, ci condurrà al rifugio Pehoe, luogo di partenza per la prima tappa del nostro trekking. Approfittiamo del tempo a nostra disposizione per raggiungere, in circa 20 minuti, una cascata che sulle carte è indicata col nome di “Salto Grande”; si tratta di un salto d’acqua non molto alto ma di notevole portata, formata da un fiume che unisce il lago Nordenskjöld, posto a livello più alto, col lago Pehoe. Alle 12.30, raggiunto il rifugio Pehoe, imbocchiamo il sentiero che, in circa 4 ore, ci permetterà di raggiungere il Rifugio Grey, sull’omonimo lago e vicinissimo al fronte dell’omonimo ghiacciaio. Dopo 2.5 ore di marcia in salita, si raggiunge il lago Grey sul quale galleggiano innumerevoli iceberg che si staccano dal ghiacciaio. La visione, già gratificante, non è nulla al confronto di quella che si ha dopo ½ ora quando, in fondo al lago, appare il fronte del ghiacciaio. Una grande isola, metà nel lago e metà immersa nel ghiaccio, sembra spaccare il fronte in due rami. L’azzurro del lago con il bianco degli innumerevoli iceberg forma un contrasto stupendo con il verde del bosco che si spinge sino alle sue rive; poche volte mi è capitato di ammirare un paesaggio così suggestivo. Continuiamo a costeggiare il lago e, alle 16.30, raggiungiamo il rifugio, vicino al quale piazziamo le nostre tende, sulle rive del lago. La bellezza del luogo ripaga ampiamente della fatica fatta per raggiungerlo. Purtroppo il tempo cambia e comincia a scendere una leggera pioggia. Anche la temperatura si abbassa ed il caldo afoso che ci ha accompagnato per tutto il pomeriggio cede il posto ad una temperatura piuttosto fresca, non fredda. Sistemate le tende e consumata una frugale cena, approfittando del fatto che la pioggia è cessata, sto scrivendo questi miei appunti, sono le 20.30, seduto su un masso in riva al lago, con davanti agli occhi un paesaggio incantevole che raramente si ammira in altri luoghi. Cerco di imprimerlo in modo permanente nella mia mente perché, le pur molte foto fatte, non riusciranno certamente a rendere la dovuta ragione a così tanta bellezza.

Giovedì, 10 Febbraio 2000
Oggi non smontiamo il campo, è prevista un’escursione nella zona con ritorno al campo Grey. Partenza alle 7.30 con destinazione il Campo Paso (5 ore di cammino) e, se la volontà e le forze ce lo consentiranno, il Passo Garner (altre 2 ore). Il sentiero passando nel bosco costeggia il ghiacciaio Grey raggiungendo prima il campo Cileno e successivamente il campo Paso. Numerosi tronchi di alberi caduti, anche di notevoli dimensioni, intralciano la marcia, obbligandoci a scavalcarli o ad aggirarli; questo rende leggermente più difficoltosa l’escursione che altrimenti, non presentando eccessivi dislivelli, risulterebbe abbastanza facile e poco faticosa. Il bosco a tratti copre la vista del ghiacciaio che, quando è visibile, offre un panorama insolito e bellissimo. Arrivati al campo Paso, solamente Giangiacomo e Luciano proseguono alla volta del passo su un sentiero che ora sale decisamente; tutti gli altri, pensando alle 5 ore che ci aspettano per tornare al campo ed alla tappa di domani, che ci vedrà nuovamente con tutti i bagagli in spalla, preferiscono fermarsi. Alla sera, tornati al campo, nonostante le 10 ore di cammino, non mi sento particolarmente stanco anche perché effettuate con lo zaino poco pesante; dentro di me però sento un leggero rimorso per non avere raggiunto il passo.



 
   
 
       
 
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