|
Mongolia La terra del cielo blu |
|
|
|
|
Scritto da Daniele Robino
|
|
giovedì 21 giugno 2007 |
|
Pagina 1 di 4 Seduto sull’instabile aereo di fabbricazione russa che mi sta portando nell’aimag di Bayan –Olgii, la provincia piu’occidentale della Mongolia, mi domando che cosa mi ha spinto fin qui. Non vedo villaggi, corsi d’acqua né strade interrompere le migliaia di chilometri di terreno arido sassoso che per ore scorrono sotto di me. Dovro’ attraversare l’immensa e minacciosa distesa del deserto del Gobi su una bicicletta che pesa oltre mezzo quintale : “che cosa succedera’ quando saro’ in mezzo alla zona piu’incontaminata e desertica di tutta l’Asia ?”
Non avevo mai visto dall’alto uno dei tanti deserti attraversati avendo tanto tempo per riflettere………”Sain baina uu ! ..ta ali ulsaas irsen be?” cosi’ mi distrae un signore sulla cinquantina vestito con il Del, tipico abito mongolo, incuriosito dalla mia presenza. Sono l’unico occidentale sull’aereo e l’espressione del mio interlocutore è incredula quando a gesti, mimando la bicicletta, indico il deserto. Poche ore dopo recupero le scatole di miei materiali da un camion di bestiame su cui sono stati scaricati i bagagli.
A Olgii, un’angolo sperduto al confine con il Kazaakistan, i complessi preparativi logistici per la scalata delle cime del Tsast Uul (4193 mt.) e del Tsambagarav Uul (4202 mt) occupano completamente i primi giorni in terra mongola. Sono cosi’ concentrato che solo sulla cima del Tsambagarav Uul, con gli sci gia’ai piedi per la discesa, metto a fuoco che sono a 2500 chilometri dalla capitale, 250 dal villaggio più vicino e a 2500 metri di dislivello dalla mia tenda. Insomma molto, molto lontano.
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 Pross. > Fine >> |