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Nostalgia di Copenaghen ... stralci da una lettera |
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Scritto da Maddalena
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lunedì 26 novembre 2007 |

Galleria Fotografica
Sono tornata l'altro ieri da Copenaghen e hanno colpito nel segno quei bellissimi paesaggi nordici freddi ed essenziali, dove tu certamente saresti a tuo agio.
I colori che dominano sono il verde degli immensi prati e il grigio dell'acqua dei laghi, del mare, dei fiumi che, poche volte riflette l'azzurro del cielo, perché poche volte è sereno.
L’’atmosfera è impregnata da colori forti: il marroncino tendente al rosso che a volte si spezza col verde chiaro delle chiese gotiche e/o rinascimentali. Anche le statue sono verdi o grigie, fredde, ma dignitose. Ecco soprattutto i colori e le forme lasciano un’impronta, perché c'è una regolarità non eccessiva: un antico che si sposa col moderno in modo armonico … allora ti trovi il palazzo Rinascimentale della biblioteca reale marrone tendente al rossiccio con tanto di giardini reali accanto al grigio/specchio della biblioteca moderna, il diamante nero, dalla forma di libro.
Le cupole delle chiese e degli edifici del Parlamento hanno angoli così acuti che sembrano voler tendere verso l'alto sempre di più, a volte sono di un gotico estremo, ma sempre arricchite da particolari che le rendono austere, ma vive. Anche i tetti delle case hanno angoli molto acuti che le proteggono dalla neve; neve che non abbiamo trovato purtroppo, perché anche lì, come qui, l'inverno è stato stranamente mite.
E poi il lungomare che va a nord verso la Svezia è uno dei paesaggi più naturali che io abbia mai visto, non un chiosco, né un bar o un ristorante, non una costruzione abusiva, solo piccole banchine di legno che si insinuano timidamente dalle spiagge, mentre dall'altro lato emergono case sparse nel verde simili a piccole baite di montagna. E poi la Sirenetta, il simbolo di Copenaghen, una piccola statua di bronzo che, nostalgica guarda il mare da uno scoglio. Non la vedresti se non fosse per la gente che vi si affolla. Di per sé la statua non ha valore, ma è il posto che occupa che la rende affascinante.
Da una lettera di gennaio 2007
Maddalena |