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Lisbona e divagazioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberta   
mercoledì 25 luglio 2007

Dal Rossio all'elevador do Carmo (o di Santa Justa, dal nome della via) il passo è breve: in fila con gli spagnoli dentro alla maglia di ferro finemente cesellata, progettata a fine Ottocento da un allievo di Eiffel, si raggiunge l'altezza prefissata, da cui la viaggiatrice gode di un panorama di tetti rossi e cielo plumbeo con grigi inserti di strade e piazze. Qui c'è ciò che resta del Convento do Carmo, lasciato appositamente scoperchiato dopo il terremoto, con le arcate in pietra a vista, oggi adibito a sede del museo archeologico. La passeggiata continua su nello Chiado: anche qui c'è una ferita aperta dal 1988 quando ebbe luogo un terribile incendio, in seguito al quale il quartiere è stato restaurato dal noto architetto Álvaro Siza. Girovagando è possibile imbattersi in un miradouro inagibile per lavori in corso, nel caffè A Brasileira, il preferito da Pessoa, con la sedia in bronzo accanto a Fernando (anche lui in bronzo) che attende la viaggiatrice per la foto ricordo, in ristorantini caratteristici dove preparano pesce, nella chiesa di San Roque che sembrerebbe dotata di ricchissimi e pregiati interni ma adesso è orario di chiusura.

La fame incalza, ma la prima sera è consacrata al fado, così si raggiunge l'Alfama salendo sull'inevitabile 28 fino alla Sé, ossia la Cattedrale. Passando davanti al belvedere Santa Luzia, con annesso ristoro, chiesetta omonima e parete di azulejos, i sensi sono allertati da un appetitoso odore di pesce e la viaggiatrice si siederebbe immediatamente a un tavolino lasciandosi servire sangria e pesciolini fino allo sfinimento completo, ma prosegue nelle stradine in un saliscendi bianchissimo di calce e urlante di donne che smarriscono le figlie e prepotente di ristoratori che ti trascinano a forza nel loro locale.

Sfuggiti coraggiosamente alle grinfie del primo, si entra nella Parreirinha de Alfama, "il miglior posto dove ascoltare musica nazionale portoghese", proprietà della cantante Argentina Santos. Il personale del locale, tra cui si nasconde la fantomatica regina del fado, non finisce di incuriosire la viaggiatrice affamata e mescolata agli altri avventori, quasi tutti turisti. Truccatissime matrone impaiettate, poppute modelle impressioniste con scollature generose sotto il grembiulino bianco sporco, impomatati uomini in doppiopetto scuro: tutti mostrano sguardi seri e modi bruschi in quello che è il loro quotidiano lavoro, districandosi tra i tavoli troppo vicini. Ingurgitato un abbondante e speziato arroz de marisco, nell'atmosfera riscaldata da vini e frutti di mare, finalmente iniziano le esibizioni: uno dopo l'altro si alternano in pista (cioè in un minuscolo spazio riacavato tra i tavoli) svariati artisti, alla voce e agli strumenti a corde. I gorgheggi, i virtuosismi e gli applausi che riceve danno la conferma che l'ultima ad esibirsi sia lei, la regina del fado (se non fossero bastati la pettinatura, le paillettes, il suo tavolo personale apparecchiato vicino alla porta, l'ostentata alterigia, i modi da secondino nei confronti del traffico al portone d'ingresso).

La viaggiatrice aveva partecipato alla serata con molta ingenuità, deve ammetterlo, senza la preparazione necessaria. Per esempio, se si fosse informata, avrebbe sicuramente prenotato una settimana prima, come hanno fatto vari avventori che hanno scritto il loro commento nei siti internet, per non rischiare di trovare il locale pieno come sempre accade. Inoltre, avrebbe provato un'emozione speciale ascoltando Argentina Santos, se avesse saputo prima che la diva ottantenne è considerata l'ultima grandissima cantante di fado vivente, è molto capricciosa e dunque non sempre si ha il privilegio di assistere ad una sua esibizione. Avrebbe sicuramente concordato con Dulce Pontes (considerata una delle eredi del fado, molto famosa anche in Italia) se avesse letto che per lei la signora Santos è la più grande e dotata cantante di fado portoghese, ma è anche genuina e semplice perché continua a fare la spesa e cucinare per i clienti del suo ristorante. Se a ciò si aggiunge che solo 3 giorni dopo Argentina si sarebbe esibita a Perugia insieme ad altri fadisti, si può dire che riuscire ad ascoltarla è stata una vera questione di fato (o culo, come dir si voglia). Se si fosse documentata, la viaggiatrice avrebbe saputo anche che la famosa cantante nacque nel quartiere di Mouraria, iniziò a gorgheggiare solo dopo l'apertura del ristorante (dove inizialmente faceva la cuoca), negli anni '50 , che nella trattoria ha ospitato eccezionali artisti come Berta Cardoso, Lucília do Carmo, Alfredo Marceneiro, Celeste Rodrigues, Mariana Silva, Maria da Fé e tanti altri e che solo da poco ha accettato di cantare anche fuori dal suo ristorante: e infatti ha vinto nel 2002 la XIII edizione del Premio Città di Recanati, per dirne una.

Infine, se avesse letto qualcosa sull'argomento, la viaggiatrice avrebbe cercato tutte le cose che ci sono nel fado: il destino, la nostalgia, la lontananza, la separazione, il dolore, la sofferenza, l'emarginazione, il dramma; e avrebbe appizzato le orecchie per scoprire tra le note lo zampino degli arabi, quello dei brasiliani e quello dei portoghesi stessi, l'odore di mare e quello umido dei vicoli. E si sarebbe interrogata, ascoltando il pizzicare ritmato delle corde della guitarra, sui motivi politici per cui durante la dittatura questa musica conobbe grande diffusione e popolarità perché assurta a simbolo della nazione, mentre dopo la rivoluzione fu parzialmente emarginata.


 
   
 
       
 
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