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Nel trasferimento a Konia è d’obbligo una sosta nella cittadina di Sultanhani per la visita al suo caravanserraglio. Costruito nel 1229 e restaurato nel 1278 in seguito ad un incendio, è attualmente il più grande caravanserraglio della Turchia. Konia (680.000 abitanti), situata in posizione isolata nella vasta steppa dell'Anatolia, ha l'aspetto di un tradizionale luogo di sosta delle carovane. Gran parte della città è stata costruita negli ultimi venti anni, ma il centro è molto vecchio ed il fascino di Konia sta proprio in questa contrapposizione tra nuovo ed antico. Negli angusti quartieri della zona del mercato si possono ammirare diversi edifici antichi, mentre immediatamente ad est si estende la zona moderna, con studenti vestiti elegantemente; in questa parte della città si vedono raramente donne con il capo coperto.
Oggi proseguiamo verso la costa mediterranea; il primo paese che si raggiunge è Alanya, situata su di un promontorio roccioso circondato da coste frastagliate e sormontato da una fortezza da dove si può ammirare il bel panorama sul mare. Alanya è diventata una delle stazioni balneari più importanti della Turchia. La fortezza originaria che dominava il picco roccioso fu per lungo tempo un covo di pirati, finché non cadde nelle mani dei Romani che, nel 67 a.C., la distrussero. Conosciuta in epoca bizantina fu poi conquistata dal sultano Keykubat che ne fece la sua residenza invernale, costruendovi una nuova fortezza. Una veloce visita alla zona del castello e si prosegue per Side, cittadina caratterizzata dalle sue imponenti rovine dell’epoca romana. Prima della visita al sito archeologico ci concediamo un rinfrescante bagno nel mare adiacente alla spiaggia privata dell’albergo, spiaggia che lascia molto a desiderare: nelle vicinanze sono presenti spiagge pubbliche molto più belle che, purtroppo, scopriamo in ritardo. Anche il sito archeologico da un’impressione di abbandono, con la vegetazione che cresce tra i reperti storici; il teatro, con i suoi 15.000 posti, è uno dei più grandi della Turchia ma risulta deturpato dai lavori di restauro che, avviati alcuni anni fa, proseguono sporadicamente, con la presenza permanente di una gru che ne degrada la vista.
Dopo una tappa di trasferimento ad Antalya, con una prima sosta per la visita al grande teatro di Aspendos ed una seconda per concederci un altro bagno in mare, questa volta su di una bellissima spiaggia, si raggiunge la cittadina di Ucagiz. Una deviazione nell’interno per visitare i siti di Termessos e della Chimera. Termessos, una delle località più straordinarie della Turchia, raggiungibile con una mezz’ora di cammino, lascia impressionati dallo spettacolo di un'antica città sperduta tra le montagne. I suoi bellicosi abitanti, un popolo della Pisidia, vissero nella loro inespugnabile città difendendo la propria indipendenza. Nel 333 a.C. respinsero Alessandro Magno e nel 70 a.C. si allearono con i romani. Termessos è sicuramente il sito della Turchia situato nella posizione più spettacolare: il panorama dei monti, che fa da sfondo all'anfiteatro, è indimenticabile. Purtroppo la vegetazione lussureggiante del posto invade anche i monumenti.
La Chimera, letteralmente "Roccia ardente", è un'eruzione di fiamme spontanee perenni che sorgono dalle crepe delle pendici del monte Olympos. Nell'antichità si credeva fossero il respiro di un mostro; nella realtà sono prodotte da un gas che filtra dalla terra e si infiamma a contatto con l'aria. In passato erano molto più numerose; oggi ne sono rimaste una trentina, perfettamente visibili al calar del sole mentre con la luce del giorno si notano solamente da vicino.
A Ucagiz ci concediamo un’intera giornata di relax al mare. Il fatto che Ucagiz, che letteralmente significa "Tre Bocche", non sta sulla strada principale, ma si raggiunga mediante una deviazione di 19 Km, oltre alla disposizione che ne vieta lo sviluppo edilizio, hanno consentito che sia rimasto un tipico villaggio turco di pescatori e contadini, relativamente intatto, situato in una baia tra isole e penisole, con diverse rovine di antiche tombe licie. Non si può andare a Ucagiz senza concedersi l'emozione di navigare tra le molte isole della sua baia, in particolare l'isola di Kekova, che raggiungiamo a bordo di un battello, con diverse soste per assaporare la gioia di un tuffo nelle limpide acque della baia. Lungo la costa dell'isola vi sono rovine bizantine, in parte sommerse dall'acqua.
Lasciamo il mare, forse con un po’ di rammarico, per trasferirci a Pamukkale con le sue bianche e splendenti formazioni calcaree e il vicino sito archeologico di Hierapolis. Le formazioni calcaree di Pamukkale si estendono per circa un chilometro quadrato e sono costituite solamente da calcio bicarbonato; il corso d'acqua che alimenta i bacini di Pamukkale percorre circa tre chilometri e, lungo questa sua discesa, trasporta i minerali di calcio a consolidarsi sulle rocce sottostanti. In questo modo si creano dei bacini di colore bianco vivo e dai contorni circolari, entro ai quali si raccoglie un'acqua calda e benefica, che ha una temperatura di circa 33 gradi utilizzata a scopo terapeutico. Nelle numerose pozzanghere di quest'acqua è possibile immergersi e ricoprirsi col fango, altrettanto salubre, che si deposita in grande quantità sul fondo. Pamukkale in turco significa "Castello di cotone" e, osservata da lontano, dà questa impressione.
Il sito di Hierapolis, che visitiamo assieme a Pamukkale, è un enorme complesso di resti risalenti al II secolo a.C. Questa meravigliosa zona, essendo posta nelle adiacenze delle acque di Pamukkale, nacque come centro termale; già noto nell'antichità era meta di molti turisti dell'epoca, che potevano usufruire di strutture "moderne" per immergersi nelle acque calde e balsamiche. Inizialmente la città termale di Hierapolis era proprietà di colui che l'aveva costruita: Eumene II di Pergamo. Nel 133 a.C. Hierapolis passò sotto il controllo romano, quando Attalo II lasciò il regno di Pergamo in eredità a Roma. Nel periodo romano la città raggiunse il suo massimo splendore, ma nel I secolo d.C. tre devastanti terremoti la colpirono e dopo quello del XIV secolo fu abbandonata.
È il 20 di agosto e torniamo verso la costa, precisamente a Selcuk, con una deviazione per visitare il sito di Mileto. La prima cosa che si nota arrivando a Mileto è il suo grande anfiteatro, il più importante monumento a testimonianza della passata grandezza di questa città, notevole centro commerciale e amministrativo dal 700 a.C. al 700 d.C. Dopo, in seguito all'insabbiamento del porto, le sue attività subirono gravi perdite. Il teatro, da 15.000 posti, fu costruito in epoca ellenistica e poi ristrutturato dai romani durante il I secolo d.C.
Oggi è l’ultimo giorno del nostro viaggio, domani si rientra in Italia. Prima di raggiungere Izmir, l’ex Smirne, nostra ultima meta prima della partenza, dedichiamo la giornata alla visita di un altro sito archeologico, quello di Efeso, sicuramente il più bello ed interessante di tutti quelli da noi visti. Efeso è un'antica città della Lidia, sorta sulla costa del mediterraneo, alla foce del fiume Caistro in un luogo già frequentato in età micenea. È da annoverare tra le più ricche e popolose città del mondo antico; fu patria di grandissimi filosofi. Si sviluppò soprattutto in età ellenistica e romana, quando divenne capoluogo della provincia d'Asia; fu pure sede dell'attivissima comunità cristiana legata alla predicazione di S. Paolo e S. Giovanni Evangelista, che la tradizione vuole qui sepolto.
Le leggende narrano che la città sia stata fondata intorno al I millennio a.C. da popolazioni ioniche, che abbandonavano la loro terra a causa dell'avanzare dei Dori.
Efeso divenne la più importante fra le città della Provincia d'Asia e qui avvennero le più violente rivolte contro il potere di Roma. Città ricca, non si privò dei simboli della propria opulenza, abbellendosi con monumenti e opere di cui si favoleggiò durante tutto l'evo antico. Fu un centro importante per i cristiani d'Asia: vi soggiornò l'apostolo Paolo. Efeso fu anche la sede del Concilio Ecumenico del 431 d.C. Nonostante il tentativo di Tiberio e Adriano di arrestare l'insabbiamento del porto naturale, la città fu condannata ad un lento declino.
Purtroppo il nostro viaggio è finito; anche il nostro gruppo si divide in due: alcuni partono per Milano ed altri per Roma, non prima però dell’unanime promessa di ritrovarci tutti, appena sarà possibile, per lo scambio delle fotografie e le considerazioni su di un viaggio che si è subito rilevato molto interessante: soprattutto per l’emozione di conoscere i luoghi dove nei millenni passati si sono succeduti popoli e civiltà.
Il ritorno a casa non è però triste: mi aspetta l’emozione di vedere le foto fatte, di scrivere questi appunti e, soprattutto, di pensare ad una nuova meta.
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